- Data di pubblicazione
- 04/11/2026
- Ultima modifica
- 04/11/2026
Di chi possiamo fidarci? A Cesena torna Agorà Festival, tre giorni per interrogare il presente
Dal 6 all’8 novembre la seconda edizione del Festival di Laterza
Di chi possiamo fidarci in un mondo in cui le informazioni si moltiplicano, le istituzioni perdono autorevolezza e le nuove tecnologie mettono in discussione le nostre certezze? E su quali basi riconosciamo a qualcuno il diritto di esercitare un’autorità? Sono alcune delle domande attorno alle quali si sviluppa la seconda edizione di Agorà Festival, la manifestazione ideata e organizzata dagli Editori Laterza che torna a Cesena dal 6 all’8 novembre 2026.
Tre giornate di incontri, lezioni, confronti e spettacoli dedicate ai temi dell’Autorità e della Fiducia, affrontati attraverso gli sguardi della filosofia, della storia, della scienza, della politica e della letteratura. A guidare il programma è una riflessione sul rapporto tra due concetti strettamente legati. L’autorità, ricordano gli organizzatori, non coincide semplicemente con il potere di imporre delle regole, ma si fonda sul riconoscimento della sua legittimità. Quando viene meno la fiducia, dunque, anche l’autorità entra in crisi. Una questione che attraversa la scuola, la famiglia, la scienza, le istituzioni democratiche e le relazioni internazionali, in un’epoca in cui alla competenza sembra talvolta sostituirsi la notorietà e nuove forme di potere si affermano attraverso le piattaforme digitali.
Promosso dal Comune di Cesena in collaborazione con ERT / Teatro Nazionale, il festival coinvolgerà il Teatro Bonci, la sala Sozzi del Palazzo del Ridotto e l’Aula Magna della Biblioteca Malatestiana, proponendo dieci diversi format per favorire il dialogo tra studiosi, scrittori, giornalisti e pubblico. Si comincia venerdì 6 novembre alle 15.30 al Teatro Bonci, con i saluti istituzionali del Presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale, dell’assessora regionale alla Cultura Gessica Allegni, del sindaco Enzo Lattuca e dell’assessore comunale alla Cultura Camillo Acerbi. A seguire, lo psichiatra e psicoanalista Vittorio Lingiardi inaugurerà il programma con Non fidarsi è meglio?, una riflessione sul significato della fiducia nella società contemporanea, tra sovrabbondanza di informazioni, esposizione pubblica delle nostre vite e difficoltà di distinguere ciò che è attendibile da ciò che non lo è.
Il pomeriggio proseguirà alle 17 al Palazzo del Ridotto con lo storico Carlo Greppi, che in Fidarsi del nemico racconterà le esperienze di solidarietà tra uomini e donne di Paesi diversi che combatterono insieme contro i fascismi durante la Resistenza. Alle 17.30, alla Biblioteca Malatestiana, l’economista Chiara Mio discuterà di Responsabilità sociale, interrogando il rapporto tra gli impegni dichiarati dalle imprese e i loro comportamenti concreti. Alle 18 il botanico Stefano Mancuso sarà al Bonci con Comunità naturali, una lezione dedicata a ciò che le piante possono insegnarci sulla cooperazione, sull’organizzazione delle società e sul rapporto con l’ambiente. Alle 19.30 il sondaggista Nando Pagnoncelli, presidente di Ipsos Doxa, dialogherà con il sindaco Enzo Lattuca nell’incontro Di chi si fidano gli italiani?, mentre a chiudere la prima giornata, alle 21 al Bonci, sarà l’autrice e performer Arianna Porcelli Safonov con Picchiamoci!, spettacolo che utilizza l’ironia per mettere in luce le contraddizioni della società contemporanea.
La giornata di sabato 7 novembre allargherà il confronto ad alcune delle grandi questioni sociali e culturali del presente. Si comincia alle 10.30 alla Biblioteca Malatestiana con un incontro dedicato ai rischi e alle opportunità dell’intelligenza artificiale, che vedrà intervenire i docenti dell’Università di Bologna Marco Chiani, Elvis Mazzoni e Catia Prandi. In contemporanea, al Ridotto, lo storico dell’alimentazione Massimo Montanari rifletterà sul rapporto tra autorità e autenticità nella promozione del cibo, mostrando come le idee di tradizione e tipicità siano spesso il risultato di processi storici e culturali. Alle 12.15 l’economista Innocenzo Cipolletta e lo storico Alessandro Volpi si confronteranno invece sulla domanda Possiamo fidarci della finanza?. Alle 15, la sociologa Chiara Saraceno con la giornalista Paola Pica parlerà del tema Le nuove famiglie, affrontando i cambiamenti delle forme di convivenza, della genitorialità e dei rapporti tra generazioni, e interrogandosi sulla capacità delle istituzioni di rispondere ai nuovi bisogni sociali. Alle 16 il linguista Giuseppe Antonelli e lo scrittore Nicola H. Cosentino discuteranno invece del rapporto tra fiducia, parole e letteratura, mentre alle 16.30 l’economista Dario Guarascio parlerà del potere delle grandi aziende tecnologiche e della crescente influenza delle piattaforme digitali sull’informazione, sul lavoro e sulle nostre scelte quotidiane. Alle 17 l’antropologo Francesco Remotti ripercorrerà poi i rituali di ribellione e le forme di contestazione dell’autorità nell’Africa precoloniale. Spazio anche alla scuola, con un incontro alle 17.30 che riunirà Raffaella Baldacci, Franco Lorenzoni e Luca Ronconi per riflettere su quale istruzione sia necessaria in una società attraversata da profondi cambiamenti tecnologici e culturali.
Alle 18, al Teatro Bonci, la sociolinguista Vera Gheno introdotta da Paola Pica una delle parole più discusse del nostro tempo, Patriarcato. Un confronto che partirà dal linguaggio per interrogare i modelli culturali e sociali che le parole contribuiscono a rendere visibili, consolidare o mettere in discussione, con particolare attenzione ai ruoli di genere e al dibattito sulla parità tra uomini e donne. Alle 19 il giornalista Carlo Bonini, vicedirettore di Repubblica, dialogherà invece con Franco Gabrielli, già capo della Polizia e della Protezione civile, sui temi della fiducia e della sicurezza, a partire dal rapporto tra cittadini e istituzioni. Alla stessa ora, alla Biblioteca Malatestiana, la giornalista scientifica Silvia Bencivelli affronterà il tema Scienza, interrogandosi su cosa significhi riconoscere l’autorevolezza della ricerca in un’epoca segnata da disinformazione, pandemia, crisi climatica e intelligenza artificiale. La seconda giornata si concluderà alle 21 al Bonci con Michela Marzano, filosofa e docente all’Université Paris Cité, protagonista della lezione Perché non possiamo non fidarci degli altri. Al centro dell’intervento, il rapporto tra autonomia e vulnerabilità, e la necessità di riconoscere che ogni relazione umana comporta la possibilità di essere delusi o feriti.
La giornata conclusiva di domenica 8 novembre si aprirà poi alle 10.30 con un confronto sulla sicurezza alimentare tra i docenti universitari Fabio Chinnici, Francesca Patrignani e Andrea Serraino. Alla stessa ora, Silvia Bencivelli dialogherà con il ginecologo e chirurgo Marcello Ceccaroni sul rapporto tra corpo, medicina e fiducia nelle conoscenze scientifiche. Alle 12 lo storico Alberto Mario Banti ripercorrerà invece La nascita della nazione, analizzando il ruolo dei simboli, dei racconti e delle memorie condivise nella costruzione delle identità nazionali. Alle 12.15 la sinologa Giada Messetti proporrà poi La Cina è un’aragosta, un incontro dedicato alla complessità della società cinese e alla necessità di superare le categorie attraverso le quali siamo abituati a interpretarla. Nel pomeriggio, alle 15, l’attenzione si sposterà sugli Stati Uniti con Massimo Gaggi, editorialista del Corriere della Sera, la giornalista Tamara Jadrejcic e lo storico delle relazioni internazionali Mario Del Pero, protagonisti di America. Storie da un Paese in bilico, un confronto sulle trasformazioni e sulle tensioni che attraversano la società americana. Alle 16 lo studioso del pensiero politico Maurizio Viroli terrà la lezione Il potere dei profeti da Savonarola a Pasolini, dedicata al rapporto tra parola, autorità morale e potere, mentre alla Biblioteca Malatestiana la giurista Chantal Meloni affronterà in Che cosa ne sarà del diritto internazionale la crisi degli strumenti giuridici chiamati a limitare la violenza e tutelare le popolazioni nei conflitti contemporanei.
Alle 17 la politologa Paola Rivetti, docente alla Dublin City University, proporrà L’Iran visto da vicino, per restituire la complessità di un Paese spesso raccontato soltanto attraverso le immagini della cronaca internazionale. Alle 17.30 il confronto Possiamo fidarci dell’IA?, con Guido Saracco, già rettore del Politecnico di Torino, e il giornalista Andrea Daniele Signorelli, tornerà sul rapporto tra innovazione tecnologica, responsabilità umana e controllo dei sistemi artificiali. Alle 18 la politologa Nadia Urbinati terrà al Bonci una lezione dedicata alla Libertà, parola centrale nella storia del pensiero politico e tuttavia utilizzata per esprimere idee e rivendicazioni spesso molto differenti. La chiusura del festival, domenica alle 21 ancora al Teatro Bonci, sarà affidata allo scrittore, poeta e narratore teatrale Roberto Mercadini, protagonista di L’arte di essere nuovi, un racconto sulla possibilità di cambiare prospettiva, sottrarsi alle abitudini del pensiero e riscoprire ciò che sembra già conosciuto.
Tutti gli incontri sono a ingresso libero e gratuito fino a esaurimento posti, senza necessità di prenotazione.